Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026

Sono passati quasi quattro mesi dalla fine della XXV° edizione dei Giochi Olimpici invernali tenutisi, per la prima volta, contemporaneamente in due città, Milano e Cortina d’Ampezzo. Sono stati definiti “Giochi diffusi” in quanto le gare, oltre che nelle due assegnatarie, si sono svolte anche nelle località di Bormio e Livigno in Lombardia e Predazzo, Anterselva e Tesero in Trentino-Alto Adige. Si tratta della terza Olimpiade invernale organizzata dall’Italia dopo le edizioni del 1956 (sempre a Cortina d’Ampezzo) e del 2006 (Torino). La cerimonia di apertura dei Giochi è stata a dir poco sontuosa ed “in contemporanea” allo stadio San Siro di Milano, a Cortina, Predazzo e Livigno con ben 92 delegazioni. Lo show è stato un omaggio alla riconosciuta creatività del paese ospitante come le tre tempere sospese in aria dei tre colori primari (blu, rosso e giallo) rappresentanti la lirica, la moda e il design. L’ossequio al Bel Paese inizia con la performance della cantante superstar americana Mariah Carey, osannata dal pubblico del Meazza, la quale intona “Nel blu dipinto di blu” dell’immortale Domenico Modugno, seguita dall’ingresso della bandiera italiana, accompagnata da un gruppo di modelle vestite di verde, bianco e rosso, una delle ultime creazioni di Giorgio Armani (scomparso nel settembre 2025). La cerimonia prosegue con l’inno nazionale cantato contemporaneamente da Laura Pausini a Milano e da un coro a Cortina d’Ampezzo, mentre viene issato il tricolore dai corazzieri, e con l’attore Pierfrancesco Favino che recita “L’infinito” di Giacomo Leopardi.

Inizia la sfilata delle delegazioni – come da tradizione la prima a fare l’ingresso è la Grecia. Da segnalare la presenza dell’Arabia Saudita con Rakan Alireza, atleta impegnato nello sci di fondo, la sorpresa della squadra giapponese nella quale tutti gli atleti tengono in mano una bandierina del Sol Levante e un tricolore italiano (unica nazione a farlo) e applausi per la delegazione ucraina, considerando che quattro anni prima aveva partecipato all’ultima Olimpiade prima dell’invasione russa, iniziata proprio pochi giorni dopo Pechino 2022. La delegazione azzurra a Cortina si presenta con la sciatrice Federica Brignone sulle spalle di Amos Mosaner, atleta di curling. Dopo la sfilata degli atleti, l’attrice italiana – molto nota anche a Hollywood – Sabrina Impacciatore ricorda la storia di 100 anni di Giochi olimpici invernali: un mini-musical a tema storico sportivo. Toccante il momento in cui il tenore Andrea Bocelli intona il “Nessun dorma” della Turandot di Puccini, esattamente venti anni dopo Luciano Pavarotti durante la cerimonia di apertura dei Giochi di Torino 2006. Si susseguono poi il messaggio di Charlize Theron per la pace: l’attrice sudafricana, ambasciatrice Onu, porta le parole di Nelson Mandela e l’omaggio alla scienza con l’astronauta Samantha Cristoforetti presente in scena insieme a una bambina, intenta a mostrarle i modelli dei pianeti. Vi è tempo anche per un’altra sorpresa: proiettato sui mega schermi un tram, simbolo per eccellenza della milanesità, che percorre le strade di una Milano notturna, a bordo bambini con le mascotte di Milano-Cortina mentre salgono alcuni musicisti e portabandiera. Tra i passeggeri ve n’è uno d’eccezione: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che scende dal tram guidato dal motociclista Valentino Rossi proprio davanti allo stadio Meazza. Infine sulle strade di Milano l’ultimo viaggio della fiamma olimpica fino all’Arco della Pace: ad accendere il braciere sono Deborah Compagnoni e Alberto Tomba, grandi campioni di sci degli anni ’90, mentre a Cortina d’Ampezzo l’onore spetta alla discesista Sofia Goggia che riceve la fiamma olimpica da un’altra leggenda dello sci italiano, Gustavo Thoeni.

Per l’Italia la spedizione ha segnato il record assoluto di medaglie (30) con 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi, superando il precedente primato dei Giochi di Lillehammer (Norvegia) del 1994. A livello complessivo il Bel Paese si è posizionato 4° nel medagliere dietro Norvegia (41), Stati Uniti (33) e Paesi Bassi (26), questi ultimi sul terzo gradino del podio in virtù di 7 argenti.

Per quanto riguarda il metallo più prezioso per i colori azzurri non si può non iniziare dalla miracolosa e inaspettata doppia medaglia d’oro di Federica Brignone nello sci alpino (super G e slalom gigante) dopo il terribile infortunio (frattura piatto tibiale, testa del perone e legamento crociato anteriore) patito il 3 aprile 2025 durante i Campionati italiani in Val di Fassa. Gli altri gradini più alti del podio sono arrivati dal pattinaggio di velocità (Francesca Lollobrigida 3000m e 5000m donne / Davide Ghiotto, Andrea Giovannini, Michele Malfatti, team pursuit uomini), short track staffetta mista (Elisa Confortola, Arianna Fontana, Chiara Betti, Thomas Nadalini, Pietro Sighel, Luca Spechenhauser), slittino (Andrea Vötter e Marion Oberhofer, doppio donne / Simon Kainzwaldner ed Emanuel Rieder, doppio uomini), dal biathlon (Lisa Vittozzi, inseguimento donne) e sci acrobatico (Simone Deromedis, skicross uomini). Spesso il secondo gradino del podio viene alquanto vituperato, ma come dico spesso – e precedentemente per le Olimpiadi di Parigi – “è pur sempre un gran bel metallo prezioso”. Perciò – anche se con qualche amaro in bocca -, è giusto rammentare le nostre meritatissime medaglie d’argento. In primis Arianna Fontana, la stella dello short track azzurro è salita due volte sul secondo gradino (500m donne e staffetta 3000m donne assieme a Elisa Confortola, Chiara Betti e Arianna Sighel) divenendo la primatista in Italia di medaglie olimpiche (14), conquistate da Torino 2006, superando la fondista Stefania Belmondo e lo schermidore Edoardo Mangiarotti (13); Giovanni Franzoni, discesa libera uomini; Tommaso Giacomel, Lukas Hofer, Lisa Vittozzi e Dorothea Wierer nella staffetta mista del biathlon; Michela Moioli e Lorenzo Sommariva nello snowboard cross a squadre e Federico Tomasoni nello sci acrobatico, skicross uomini. Infine il terzo gradino del podio, che in alcuni casi – come sostengo spesso – può giustamente ascriversi ad essere considerato una sorta di oro opaco. Ecco le medaglie di bronzo azzurre: sci alpino, discesa libera (Dominik Paris, uomini, e Sofia Goggia, donne); Lucia Dalmasso, snowboard, gigante parallelo donne; pattinaggio di velocità (Riccardo Lorello 5.000m e Andrea Giovannini mass start uomini); Dominik Fischnaller, slittino, singolo uomini; pattinaggio di figura, evento a squadre (Sara Conti, Marco Fabbri, Daniel Grassl, Charlène Guignard, Lara Naki Gutmann, Niccolò Macii e Matteo Rizzo); curling, doppio misto (Stefania Constantini e Amos Mosaner, dopo l’oro di Pechino 2022); slittino team event (Dominik Fischnaller, Verena Hofer, Simon Kainzwaldner, Marion Oberhofer, Emanuel Rieder, Andrea Vötter); Michela Moioli, snowboard, snowboard cross donne; staffetta uomini 4×7,5km sci di fondo) Elia Barp, Martino Carollo, Davide Graz, Federico Pellegrino, quest’ultimo a fine carriera; Flora Tabanelli, sci acrobatico, big air; sci di fondo, team sprint uomini (Elia Barp e Federico Pellegrino); short track, staffetta 5000m uomini (Pietro Sighel, Thomas Nadalini, Luca Spechenhauser, Andrea Cassinelli e Lorenzo Previtali) e Andrea Giovannini, pattinaggio di velocità: mass start uomini. Questa è l’enumerazione delle imprese italiane sulle Alpi.

Ma quali sono gli atleti che verranno ricordati in questa edizione dei Giochi, mettendoci anche delle considerazioni e preferenze strettamente personali?

Non si può non iniziare da ciò che ha realizzato l’azzurra sovra-citata Federica Brignone, la quale dopo l’infortunio prima menzionato è riuscita a compiere un’impresa tanto memorabile quanto temeraria. A dieci mesi dal grave infortunio che normalmente avrebbe richiesto minimo due anni di riabilitazione per le persone ‘normali’, rischiando di compromettere anche la normale deambulazione, per lei è stata l’occasione per rimettersi in gioco e puntare ad un doppio traguardo (medaglia d’oro nel Super G e nello slalom gigante) che la consegna definitivamente alla leggenda, stupendo tutti a partire da lei stessa. Una doppia impresa talmente sublime che dopo il secondo oro, le colleghe, la norvegese Thea Louise Stjernesund e la svedese Sara Hector (campionessa uscente), argento parimerito con lo stesso tempo, si inchinano, omaggiando la campionessa. Nota personale: lo scrivente il 15 febbraio 2026, giorno della vittoria della sciatrice italiana a Cortina nello slalom gigante, si trovava con la famiglia ad Auronzo di Cadore non lontano dalla località olimpica e non molto lontano da un altro sito a cinque cerchi dove si compiva un’altra grande impresa italica: l’oro nel biathlon femminile di Lisa Vittozzi ad Anterselva (Alto Adige). Il cielo quel giorno era di un azzurro puro senza nemmeno una nuvola. Un presagio augurante visto l’esito e un bellissimo ricordo.

Questi Giochi Olimpici saranno ricordati in primis per la sovraumana impresa del fondista norvegese Johannes Høsflot Klæbo, primo atleta a conquistare 6 medaglie d’oro in una singola edizione, trionfando in tutte le gare maschili (50km tecnica classica mass start uomini, 20 km, 10km, Sprint, staffetta e staffetta sprint). Tecnicamente uno “sweep” (cappotto), termine mutuato dalla NBA stante a significare una vittoria netta in una serie. Così facendo la stella scandinava ha conquistato il suo 11° oro olimpico (e 13° medaglia complessiva) superando leggende connazionali come Daehlie, Bjoerndalen e Marit Bjorgen. Il campione norvegese difatti vanta in bacheca anche altri cinque successi olimpici: tre ori li aveva conquistati nel 2018 (sprint individuale e a squadre oltre alla staffetta 4 x 10), e due nel 2022 (nuova doppietta allo sprint). Senza contare i 6 ori conquistati agli ultimi Mondiali (Trondheim 2025). Un mito imprendibile per i posteri. Notevole è stata l’impresa del brasiliano Lucas Pinheiro Braathen nello slalom gigante maschile, regalando non solo la prima medaglia d’oro al suo Paese, ma anche la prima medaglia in assoluto al Sudamerica (mai accaduto in un secolo di storia dei Giochi Olimpici invernali). Ma non di meno quella dello svizzero Franjo von Allmen, che al debutto olimpico si è portato a casa 3 medaglie d’oro (si avete capito bene) nella discesa libera, Super-G e combinata a squadre maschile.

Ma le Olimpiadi sono anche il Regno della emotività nel bene e anche nel male.

E una delle scene più iconiche dello sci alpino di questa edizione è stato sicuramente il momento in cui il favorito nella 2° manche dello slalom speciale maschile, il norvegese Atle Lie McGrath, dopo aver dominato la prima manche, inforca e dalla delusione scappa a piedi nel bosco lasciandosi cadere a terra nella neve in un pianto tanto disperato quanto liberatorio. Lo sport è anche questo.

Esistono poi piccole e grandi storie all’interno dei contesti olimpici che valgono non solo per i diretti interessati e le loro Nazioni di appartenenza, ma anche per il costume e la simbologia collettiva.

Come il programma libero leggendario della statunitense Alysa Liu nel pattinaggio artistico su ghiaccio, dopo essersi ritirata a soli 16 anni al termine dei Giochi di Beijing 2022, o il trionfo della sudcoreana Choi Gaon nello snowboard halfpipe femminile, dopo essere caduta nella prima run e regalando al Paese asiatico la prima medaglia di sempre “sulla neve” (nel palaghiaccio invece la storia era già diversa) oppure come la medaglia d’oro conquistata dall’americana Elana Meyers Taylor nel monobob femminile a 41 anni (!) divenendo la più anziana campionessa in una prova individuale nella storia invernale dei cinque cerchi.

I Giochi Olimpici possono essere anche la sede per le prime volte di Nazioni (abbiamo visto il Brasile) tradizionalmente presenti, ma mai davvero incisive fino in fondo.

È il caso della Gran Bretagna, grazie a Matt Weston laureatosi bis campione olimpico nello skeleton individuale – diventando il primo britannico a vincere l’oro in questa disciplina, stabilendo il record della pista in tutte e quattro le discese – e in quello a squadre miste con Tabitha Stoecker, ma grazie anche a Charlotte Bankes e Huw Nightingale, medaglia d’oro nella gara a squadre miste di snowboard cross. L’isola britannica non aveva mai conquistato una medaglia sulla neve.

Milano-Cortina ha visto anche una memorabile doppia medaglia d’oro olimpica americana nell’hockey su ghiaccio maschile e femminile contro la Nazione limitrofa storicamente rivale: il Canada. Nella gara femminile la protagonista assoluta è stata Hilary Knight che segnando il suo quindicesimo goal olimpico (record assoluto) ha permesso a team USA di pareggiare nel finale per andare all’overtime e poi vincere per 2-1 contro le rivali canadesi. Nella omologa maschile l’eroe yankee è stato Jack Hughes che ha consentito alla squadra a stelle e strisce di tornare sul gradino più alto del podio per la terza volta dopo 46 anni – l’ultima volta era stata a Lake Placid 1980 – sconfiggendo anche in questo caso i rivali (9 volte campioni olimpici) per 2-1.

Sono stati anche i Giochi di discipline al debutto come lo sci alpinismo che ha visto vincitori rispettivamente la svizzera Marianne Fatton e lo spagnolo Oriol Cardona Coll, della eleganza della modella-atleta Eileen Gu, 3 medaglie nel freestyle (oro nell’halfpipe, argento nello slopestyle e nel big air), dei record nel pattinaggio di velocità di Francesca Lollobrigida (oro nei 3000m – con record il giorno del suo 35esimo compleanno – e 5000m) festeggiante con il figlio Tommaso – per questo soprannominata Mamma d’Oro – e della olandese Jutta Leerdam, oro nei 1000m di speed skating con record, del record di medaglie di Arianna Fontana nello short track si cui si è detto prima, del casco dell’atleta ucraino dello skeleton Vladyslav Heraskevych dedicato alle vittime dell’invasione di Vladimir Putin, gesto pagato con la squalifica, della confessione in diretta tv del tradimento della fidanzata da parte del biathleta norvegese Sturla Holm Lægreid – dopo aver vinto una medaglia di bronzo -, del “backflip” (salto mortale all’indietro) eseguito dall’americano Ilia Malinin nel programma di pattinaggio di figura, riportando in gara un tabù lungo mezzo secolo (vietato dal 1976 per ragioni di sicurezza), il quale – deluso – conquista la medaglia d’argento dopo essere stato dai media come certo vincitore, o momenti da strappare un sorriso come il rapper Snoop Dogg che si cimenta con il curling, il lupo che attraversa simbolicamente il traguardo dello sci di fondo a Tesero (Trentino) o il bob della Giamaica – reso famoso dal precedente di Calgary 1988 e da un film del 1992 – che sfreccia sotto la neve nella pista . In calce, è stata soprattutto l’Olimpiade dei droni, i quali sorprendentemente hanno reso le immagini e le inquadrature spettacolari, ridefinendo il modo di raccontare lo sport invernale (abbiamo tutti in mente il ronzio entusiasmante nelle gare di slittino e bob).

Per quanto riguarda lo scrivente che cosa rimarrà impresso invece a titolo personale di questa Olimpiade casalinga?

Quattro cose.

La prima è certamente quel che è accaduto nello slittino azzurro l’11 febbraio 2026, disciplina che – devo essere sincero – mi ha entusiasmato. Nel giro di poco più di un’ora l’Italia è riuscita a salire sul gradino più alto del podio nello slittino doppio femminile (Andrea Vötter e Marion Oberhofer) e nello slittino doppio maschile (Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner). Entusiasmante e inaspettato. Il secondo momento che porterò dentro di me è la medaglia di bronzo conquistata da Flora Tabanelli (18 anni) nel freestyle, specialità big air a Livigno. Flora era la favorita della gara qualche mese addietro, ma un brutto infortunio sul ghiacciaio Stubai stava rischiando di compromettere tutto quanto, ma 102 giorni dopo con un ginocchio compromesso e non operato – chi vi scrive se ne intende – compie un salto da 94.25 punti, il migliore di tutta la serata. Un bronzo che vale oro se non di più. La terza performance che porto negli occhi è il doppio podio italiano (oro e argento) nello Ski Cross con Simone Deromedis e Federico Tomasoni, quest’ultimo dedica la medaglia di secondo alla compagna, la sciatrice Matilde Lorenzi tragicamente scomparsa in allenamento nel 2024. E infine come ultima immagine non ho scelto una vittoria o un podio, ma un ritiro. Il ritiro di Tommaso Giacomel nella mass start di biathlon maschile avvenuto il 20 febbraio 2026 ad Anterselva, casa di Dorothea Wierer (che in questa Olimpiade annuncia il ritiro). Tommaso è in testa dopo due poligoni (dieci bersagli centrati) e due giri, ma all’inizio del terzo giro accade qualcosa, le telecamere intente a scovare i corridori di testa non inquadrano più l’azzurro (il telecronista Rai afferma «Non vedo più Tommaso») e la preoccupazione assieme all’incredulità di fa largo, cercando di capire che cosa fosse accaduto. Giacomel accusa un leggero malore che lo fa rallentare fino a fermarsi completamente. I sogni di una medaglia d’oro – dopo quella di Lisa Vittozzi – svaniscono. I controlli successivi hanno evidenziato un’anomalia di conduzione elettrica a livello atriale, cosicché qualche giorno dopo (il 24 febbraio) viene sottoposto ad un intervento di ablazione cardiaca per risolvere il problema e tornare alle gare. La salute prima di tutto.

Voglio terminare questo articolo proprio con l’immagine di Giacomel per cercare di esplicare la metafora dello sport che molto spesso funge da specchio della vita, la quale continuamente oscilla tra esaltazione e momenti bui e laddove lo sconforto momentaneo pare prendere il sopravvento, ma vi è sempre un momento “risorgivo” nel quale la razionalità e la perseveranza tornano ad imperare. E l’augurio che faccio a Tommaso Giacomel e a tutta la Nazionale italiana è di tornare a perseverare.

Perché le Olimpiadi 2030 sulle Alpi francesi sono già qui.

 

Enrico Andreoli

8 giugno 2026

 

 

Andrew Milligan – PA Images/Getty Images tratta da https://www.vogue.it/gallery/milano-cortina-2026-foto-migliori-momenti-indimenticabili-delle-olimpiadi-invernali 23/02/2026 

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