Ai piedi dell’Altopiano di Asiago, acrocoro di eventi storici, sovrastante la piana palladiana e a non troppa distanza (in stregua quasi equidistante) dalla “Capitale dell’Oro”, Vicenza, e Bassano del Grappa, risiede, dislocato con doviziosa precisione alle pendici del Colle Pausolino, un centro di origini medievali, cinto da mura merlate che collegano i suoi due Castelli, quello Inferiore, sorgente sulla centrale piazza fortificata, e quello Superiore da cui si può godere un mirevole panorama della pianura, nell’alto vicentino. Il suo nome è Marostica.
In questo luogo ogni secondo venerdì, sabato e domenica del mese di settembre degli anni pari, Piazza Castello diviene teatro di un evento straordinario ed unico nel suo genere, la Partita degli Scacchi Viventi, resa possibile da pedine in carne e ossa, attirante visitatori ed appassionati da ogni angolo del pianeta. Nata nel 1954 la Scacchiera Gigante rappresenta la rievocazione di una epica sfida svoltasi nel lontano 1454 tra due nobili cavalieri locali, ma nella impossibilità di riprodurre le mosse originali di secoli or sono, prende ispirazione principalmente dalle più belle partite della storia mondiale di questo strategico e nobile gioco. Proposta dal locale Circolo Scacchistico, la partita viene scelta dal comitato organizzatore secondo precise regole: deve avere conclusione con un minimo di 16 ed un massimo di 20 mosse, con durata di circa 30 minuti, ed essere con obbligo altamente spettacolare.
Ma da dove nasce la leggenda di questo duello scacchistico antico?
La tradizione narra che a metà del XV° secolo, tempo in cui la cittadina era una delle “fedelissime” della Repubblica di Venezia (precisamente proprio nel 1454 come sopra riferito), due gentil signori, Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara si erano perdutamente innamorati della bella Lionora, figlia primogenita di Taddeo Parisio, Governatore del borgo. I due, come nella più cavalleresca tradizione medievale, eran intenzionati a sfidarsi in singolar tenzone per aver la mano della contesa damigella. Il Podestà, invero, non volendo inimicarsi, o addirittura perdere uno dei due animosi giovani e valorosi guerrieri, deliberò di vietare il combattimento, in virtù di un Editto di Cangrande della Scala, il quale appunto proibiva lo spargimento di sangue. Dichiarò così un nuovo proclama (anche per mantenere alto l’interesse della cittadinanza), indicendo una Partita a Scacchi come soluzione, nella Piazza d’Armi, con pedine umane. Il vincitore avrebbe conquistato la mano di Lionora, lo sconfitto avrebbe ricevuto in sposa la altrettanto bella secondogenita del “Castellano”, Oldrada, consentendo in questo modo ad entrambi i cavalieri di divenire membri della nuova famiglia.

Immagine tratta da www.marosticascacchi.it
L’incontro si sarebbe svolto in un giorno di festa nella Piazza del Castello da basso, a pezzi grandi e vivi, armati e segnati dalle nobili insegne dei bianchi e dei neri in presenza del “Rector”, della sua insigne figlia (segretamente innamorata di uno dei due duellanti), dei Signori di Angarano e di Vallonara, dei dignitari e del popolo tutto con corredo di fuochi, luminarie, danze e suoni. Tutta la città è riunita intorno ai giocatori (tra cui anche ambascerie delle vicine città, le rappresentanze dei borghi nei loro caratteristici costumi) ed ecco che scendono in campo le schiere degli armigeri a cavallo, dei balestrieri, degli alabardieri, i fanti schiavi e cavalieri, dame, gentiluomini, l’araldo, il capitano d’armi, i falconieri, paggi e damigelle, vessilliferi, musici, massere e borghigiani, i bianchi e neri, con Re e Regine, torri e cavalieri, alfieri e pedoni, agli ordini dei contendenti. Il tutto, come detto, con una grande sfilata conclusiva e il popolo acclamante. Per la cronaca vinse Vieri da Vallonara, tra l’altro il più gradito alla figlia di Parisio.
Ancora oggi lo spettacolo si ripete come la prima volta, in una cornice di costumi fastosi, di corteggi pittoreschi, di gonfaloni multicolori, di marziali parate e di squisita eleganza che guida per 2 ore i circa 550 figuranti in questo miracolo di fantasia dove i comandi alla milizia vengono ancora impartiti nella lingua della Serenissima. La celebre “Partida al nobil ziogo de li scacchi” è una delle poche manifestazioni spettacolari che continua la grande tradizione italiana dei giochi e spettacoli all’aperto a sfondo marziale e celebrativo, alla stregua dei toscani Palio di Siena e Giostra del Saracino di Arezzo. Ma nel suo genere specifico, la “Partida”, che ha per nucleo una vicenda drammatica con parti recitate in prosa e versi, è unica al mondo. In una festosa cornice ove si rinnova negli animi il sapere antico di un’appassionante storia d’amore, questa spettacolare manifestazione storico-folkloristica (nei costumi disegnati dall’ideatore Mirko Vucetich e tratti da quadri di pittori veneti dell’epoca) è uno degli eventi italici più rappresentati e richiesti in giro per il mondo. La prima rappresentazione avvenne nel lontano 1923 in via sperimentale, per merito di due studenti universitari, il citato fondatore e Francesco Pozza. Per la seconda edizione fu necessario attendere oltre trenta anni, nel 1954, ad esattamente cinquecento anni dall’avvenimento originario. Il successo fu tale che lo spettacolo venne riproposto l’anno successivo (per l’occasione lo stesso fautore scrisse il libro illustrativo “Partita a Scacchi”) e si proseguì con tra l’altro ben 11 finestre extraitaliche.
La prima trasferta internazionale fu nel 1958, quando la creatura di Vucetich, reduce dal clamoroso successo della prima edizione ufficiale del 1954 (raccontata dalla stampa estera United Press, Illustrated London, The Sunday’s Time, Life and Time, the National Geographic Magazine, et cetera), venne chiamata a Bruxelles, nell’ambito della Esposizione Universale per rappresentare la storia e la cultura dell’intera Nazione italiana. L’happening avvenne nella Piazza antistante la Cattedrale gotica di St. Michel-Gudule, con un concorso e favore di pubblico eccezionali. Le altre prestigiose uscite: Lucerna (1976), New York (1984), Philadelphia (1984), Los Angeles (1984), Vancouver (1986), Stoccarda (1987), San Paolo (1991), Chicago (1992), Denver (1992), Toronto (1997), Lugano (2001). L’ultima esibizione outdoor risale al 2003, nel contesto di Melbourne, in Australia, grazie all’iniziativa promozionale “Veneto Week”, promossa dalla Regione Veneto e dallo Stato di Vittoria. Ultima doverosa annotazione. A Marostica si trova anche il primo e unico museo degli scacchi d’Italia, il Museo Internazionale degli Scacchi Giovanni Longo.
Continua da decenni e prosegue questo magico e fiabesco viaggio nel tempo di duelli, amori, onor e gloria di questo angolo delle lande venete centro-occidentali dove biennalmente si ripete tal miracolo settembrino, ineguagliabile ed eterno. Una meraviglia per gli occhi e la fantasia dove uno degli svaghi più amati prende vita con motu proprio e in sembianze umane ammalia i presenti. Benvenuti nel sogno medievale del Nord-Est.
Marostica: la Città degli Scacchi Viventi.
Enrico Andreoli
8 settembre 2026

Cit. www.marosticascacchi.it




